2021. szeptember 28., kedd

Codex Italicus 1 (2006)


Grazie alla collaborazione tra l’Università degli Studi di Szeged e l’Università degli Studi di Verona è stato pubblicato il volume facsimile della Divina Commedia di Dante Alighieri. Il codice, di particolare valore, realizzato tra il 1343 ed il 1354, è decorato da 94 miniature, iniziali e disegni colorati. Il Codex Italicus 1, oggi nel possesso della Biblioteca Universitaria di Budapest, giunse in Ungheria probabilmente ai tempi del re Luigi il Grande. Da qui i turchi lo portarono a Costantinopoli, e poi, nel 1877, con un atto di generosità, lo restituirono agli ungheresi insieme a 34 corvine.


Il codice costituisce un valore particolare sia dal punto di vista ungherese che da quello italiano. Il volume, riccamente illustrato, è il più antico che attualmente si trovi in Ungheria: fu realizzato prima del leggendario angioino o della Cronica Illustrata.


Il volume è raro anche dal punto di vista della dantistica, visto che quest’opera, eseguita a Venezia, contiene una delle prime trascrizioni a noi rimaste della CommediaCommedia usato in tutto il mondo dovrà presumibilmente esser cambiato perché il codice uscito adesso contiene certe parti dell’opera, finora mal conosciute, con varianti, con ogni probabilità, corrette.


L’opera è in due volumi: uno è la copia del codice, realizzata con una tecnica digitale di alto livello, che è esattamente identico e corrisponde sotto ogni aspetto all’originale; l’altro è un volume di studi in cui si parla dei rapporti e dell’influenza di Dante in Ungheria, della storia e della descrizione del codice e delle conoscenze ad esso legate; si trova qui, inoltre, la trascrizione del manoscritto e l’analisi delle immagini. Gli studi in lingua italiana sono seguiti da riassunti dettagliati in lingua inglese ed ungherese. I volumi sono stati realizzati come risultato della collaborazione fra la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Szeged e la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Verona, curati dai professori Gianpaolo Marchi e József Pál.



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